DUGHIERO: «SENZA INFRASTRUTTURE PERDIAMO COMPETITIVITÀ»

del 12.02.2019

Intervista al Prorettore al trasferimento tecnologico dell’Università di Padova: «Il Veneto ha tutto per recitare un ruolo centrale, ma deve fare squadra»

«Padova deve tornare a riprendere la sua centralità. Ha tutte le carte in regola per riuscirci, anche grazie alla sinergia tra l’Amministrazione comunale, l’Università, la Fiera e le Associazioni di categoria. Ma, senza collegamenti veloci locali, nazionali e internazionali rischia di rimanere strozzata nelle sue ambizioni di crescita economica, infrastrutturale e culturale». Parole di Fabrizio Dughiero, Prorettore al trasferimento tecnologico dell’Università di Padova ma anche socio fondatore di Inova Lab, azienda affermata del settore delle tecnologie del calore. Con questa intervista Confapi inizia il suo approfondimento sul tema delle infrastrutture e sul rischio che il territorio perda la sua centralità.

Professore, partiamo dall’attualità. Cosa pensa della cancellazione del Freccia Rossa Padova-Roma che collegava il Nordest alla capitale in meno di 3 ore di prima mattina?

«Parto dalla mia esperienza diretta: è un treno che ho preso spesso ed era comodo perché permetteva di arrivare a Roma a un’ora congrua per gli incontri della mattina, rapido e diretto. Cancellarlo è allontanare un po’ il Nordest dalle istituzioni della capitale ma è pure la cartina di tornasole di un territorio le cui carenze infrastrutturali rischiano di rallentare una crescita strategica per l’intera nazione. In un’economia che va sempre più orientandosi verso il valore aggiunto delle competenze, la comunicazione e lo scambio fra le persone diventa strategica: un'alta velocità, efficiente ed economica, permetterebbe a un lombardo o un emiliano di collaborare più facilmente con un’impresa veneta e viceversa senza bisogno di un trasferimento faticoso. Padova poi è in una condizione ancora più delicata: molta parte delle sue imprese dei servizi innovativi è dislocata proprio a ridosso della stazione, la stessa Fiera è a poche centinaia di metri e pure la zona industriale è vicinissima. Una stazione ferroviaria che funzionasse secondo i moderni standard di efficienza sarebbe strategica per lo sviluppo».

Esiste il rischio che, col mutare degli equilibri economici e politici, l'asse che passa per Padova perda la sua posizione baricentrica?

«Credo che si debba alzare lo sguardo e ragionare in termini più ampi: Padova costituisce con Treviso, Vicenza e Verona il vertice di un ideale triangolo che accomuna un area dalle caratteristiche abbastanza omogenee e che ha in Bologna e Milano gli altri due punti di riferimento. Questo è un elemento di forza, mentre a mio avviso è Torino che rischia di rimanere fuori, perché negli anni ha assunto una posizione più periferica rispetto a quella che aveva. Da questo triangolo passa lo sviluppo, perché questa è la parte più produttiva del Paese. Ma occorre che tutti ne siano consapevoli, perché se non si fa squadra si rimane tagliati fuori».

E l’alta velocità ha un ruolo cruciale.

«Certo, e ce l'ha al di là della questione Freccia Rossa. Padova, le sue imprese, la sua Università, la sua vocazione all’export necessitano di collegamenti che vadano ben oltre quelli, pure fondamentali, con le capitali economica e politica del Paese. Quando racconto ai colleghi delle altre università del mondo che per arrivare in treno da Padova all’aeroporto di Venezia (si tratta di circa 30 km) ci metto un'ora e mezzo, come da Venezia a Stoccolma, in pochi ci credono. Qualcosa si deve fare, sia per collegare la città con il mondo, che il territorio con sé stesso: di fatto andare da Padova a Treviso, in termini di tempo, non è diverso da arrivare a Parigi in aereo».

Diego Zilio
Ufficio Stampa Confapi Padova
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