I CONTI IN TASCA AI GIOCHI, MILANO E CORTINA POTREBBERO GUADAGNARE 4,2 MILIARDI A FRONTE DI UN COSTO DI 1,2 MILIARDI

del 26.06.2019

Al di là dell’aspetto sportivo, la sfida olimpica può rappresentare una straordinaria opportunità di business e di rilancio del territorio. L'obiettivo è riuscire a fare le cose per bene evitando sprechi e operazioni elefantiache che spaventano ormai non solo gli stati ospitanti ma la stessa "famiglia olimpica".

L’indotto del sogno olimpico del 2026 è stato già oggetto di diversi studi, utili a sostenere una candidatura che ha avuto un parto complesso. Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, ha raccolto i dati principali.

Per l’Università Bocconi, la stima dell’indotto solo in Lombardia parla di introiti per quasi tre miliardi di euro, con un valore aggiunto di un miliardo e 200 milioni, a fronte di investimenti stimato in circa 868 milioni di euro, a cui si aggiungeranno costi operativi per 952 milioni.

Lo studio commissionato dal Governo all'Università La Sapienza di Roma, carte che hanno convinto anche gli scettici politicamente ad appoggiare la candidatura italiana con convinzione dopo il passo indietro su Roma 2024, stima in 1,9 miliardi di euro il costo totale dell’organizzazione delle Olimpiadi del 2026.

La parte più grande è destinata alla voce gestione complessiva dell'evento: 1,170 miliardi che rappresentano una somma importante ma nelle stime inferiore a quella spesa nel 2006 a Torino, quando si superò il miliardo e 200 milioni di euro. A questi vanno aggiunti i costi per la sicurezza che rappresentano una variabile spesso impazzita in tempi difficili come questi. Milano e Cortina hanno una previsione da 415 milioni di euro considerando di impiegare 15.000 agenti delle forze di polizia e il resto diviso tra uomini della Protezione Civile e di istituti privati.

I Giochi Invernali, in generale, sono più a basso costo e a minore impatto rispetto a quelli tradizionali. Circa 900 milioni però verrebbero coperti dal CIO, mentre i restanti 300 milioni sarebbero a carico degli enti locali coinvolti. Inoltre si calcola che ci saranno 300 milioni di costi da dividere tra tutti i Comuni e le Regioni interessate: le gare si svolgeranno a Milano, Valtellina, Cortina e in Val di Fiemme.

Gli investimenti in infrastrutture sono stimati in 346 milioni di euro. Una cifra non elevatissima, ma le nuove regole del Cio che hanno consentito la candidatura congiunta di più territori hanno permesso di utilizzare in gran parte impiantistica già esistente. 

I Giochi porteranno un aumento medio di 5.500 posti di lavoro a tempo pieno, con un picco di 8.500 nell'anno del loro svolgimento. Le entrate fiscali stimate sono di 601,9 milioni di euro, in ogni caso superiori ai 415 che l'amministrazione centrale conta di spendere soprattutto sul capitolo sicurezza.

Il dossier del Coni stima incassi dagli sponsor per 415 milioni di euro, biglietti venduti con una copertura dell'85% della capienza massima delle 293 sessioni di gara (234 milioni di euro) e qualche decina di milioni ricavati dalla cessione della licenza per le scommesse.

MILANO-CORTINA 2026

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“Il risultato del voto europeo, per le piccole e medie industrie private, va letto come una richiesta ben precisa, e cioè agire per uscire dallo stallo degli ultimi mesi e mettere finalmente in atto i provvedimenti necessari per la crescita e lo sviluppo delle nostre aziende. A voce unita noi imprenditori di tutta Europa abbiamo indicato, con una precisa campagna lanciata Cea-Pme (la Confederazione europea delle Pmi) prima delle elezioni, quali debbano essere le priorità per i nuovi vertici europei. Non bisogna dimenticare, infatti, che su 23 milioni di imprese registrate il 99,8% sono Pmi. 
Sono sempre le piccole e medie imprese che formano l’80% dei lavoratori qualificati, impiegano il 60% del personale e creano i due terzi della ricchezza complessiva. Vogliamo restare in Europa ma vogliamo un’Europa diversa, che sia più attenta e vicina ai bisogni dell’impresa Rinnoviamo l’invito al Governo a concordare politiche e posizioni di interesse per il Paese, rispettando i valori della UE, ma incidendo sul cambio di parametri e regole, in particolare per quanto riguarda gli investimenti. 
Lo sblocco delle grandi opere e della TAV è un esempio concreto di credibilità e di crescita così come il taglio incisivo delle spese inefficienti a livello nazionale e regionale può rappresentare uno strumento di riduzione del debito. E’ certamente necessario per il nostro Paese investire nella ricerca, nell’educazione e nell’innovazione, nelle infrastrutture nuove e vecchie, sbloccare i cantieri e incidere in maniera impattante sul cuneo fiscale che ci penalizza, insieme ai lacci e laccioli burocratici, anche in termini di competitività. L’Europa è e resta un baluardo per la crescita, ma c’è bisogno di un intervento forte che vada nella direzione di una maggiore competitività delle nostre Pmi”. Così in una nota il presidente di Confapi, Maurizio Casasco.
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